(...) È dalla realtà che parte l'artista che si situa nella corrente dell'iperrealismo, dipingendo ogni dettaglio nei minimi particolari (il prefisso "iper" indica un'accentuazione della qualità illusionistica del dipinto). Dalla realtà però procede oltre, nel tempo.
Siamo infatti di fronte ad una "fotografia" viva, di un mondo in movimento: quello della memoria, ma anche del proiettarsi di simboli e miti nel futuro. Non v'è solo l'immagine presente, ma un intreccio con le altre dimensioni temporali, che dinamizzano l'opera di Renzo Rapacioli.

(...) Che anche gli oggetti più umili e quotidiani, prosaici e banali entrino nelle opere d'arte e diventino esse stesse opere, è un'acquisizione dell'arte contemporanea. Protagonisti dei quadri di Rapacioli sono gli oggetti della nostra attuale cultura materiale, spogliata degli orpelli tecnologici.
Sono oggetti moderni che "sanno" però di vecchio, estratti come sono da una memoria collettiva e generazionale che riconosce in essi dei simboli: una birra, un disco in vinile, un sottobicchiere del pub, una motocicletta, una videocassetta, i jeans o un giubbotto di pelle.
Nature morte che segnalano in realtà una presenza umana. Gli oggetti, fissati nella loro nudità tanto da apparire quasi irreali, parlano della persona che li ha dipinti e dell'intera generazione a cui appartiene. (...)

Donata Meneghelli - "LIBERTÀ" (11 Ottobre 2005)