(...) Con Rapacioli ogni sperimentazione figurativa viene abbandonata per lasciare libero spazio alla realtà nella sua consistenza.
Rappresentazioni di oggetti di consumo quotidiano che vengono elevati a soggetti artifici da una pittura precisa, dettagliata, "fotografica".

Una riproduzione perfetta degli oggetti con cui l'artista catalizza l'occhio dell'interlocutore. Non è possibile distogliere lo sguardo finché non si ha la certezza che quello che si ha di fronte è un dipinto e non un cartellone pubblicitario.
Con Rapacioli la pittura torna ad essere praticata con la dovizia di un mestiere artigianale riqualificato al contempo da un sapiente gioco di luci e colori. (...)

Federica Pighi - "LA CRONACA" (28 Ottobre 2005)