(...) Rapacioli che è giunto ad operare lo stile iperrealista dopo un lungo allenamento formale e una certa esperienza in altri linguaggi pittorici, nelle opere esposte non solo dimostra di essere dotato nel disegno classico ma evidenzia di possedere singolari strategie interpretative e sorprendente capacità compositiva.

(...) Nel bicchiere pieno a metà di birra, che si specchia nel piano lucido del tavolo, nelle bottiglie di liquore in bella mostra sul ripiano, nei tubetti di colore spremuti, accartocciati, nei barattoli imbrattati di vernice, negli euro sparsi sul bancone del bar accanto alla lattina vuota… il visitatore coglie un respiro impalpabile di malinconia, di isolamento, quasi un senso della perdita, improvviso, inatteso, che deriva forse dall'assenza della figura umana, dell'uomo, (che non compare quasi mai nei quadri di Rapacioli), ma che comunque si indovina fuori campo, celato e misterioso.
Tutti gli oggetti, che l'artista riproduce nelle sue opere, ci parlano dell'uomo, di un uomo fortemente ancorato al suo tempo, che appartiene alla civiltà tecnologica e consumistica, ma disperatamente solo, chiuso in un incomunicabilità che lo inghiotte come una prigione.
Sentimenti, suggestioni, stupore, pensieri, sogni, poesia, mistero affiorano nelle opere di Renzo Rapacioli nelle quali anche la luce, il colore, le immagini, le inquadrature si armonizzano e si ravvivano così che questa mostra è di forte impatto visivo.

Gabriella Torricella - "LA CRONACA" (07 Ottobre 2005)