Ho visto l'artista Renzo Rapacioli al lavoro, nel suo studio, intento a dipingere oggetti della quotidianità. Oggetti che dal reale transitano nella sua mente come immagini fotografiche e con l'immanenza propria della fotografia tornano a rivivere sulla tela grazie a minute e decise pennellate. Oggetti nitidi nel colore, perfetti e talora agguerriti nelle forme, silenziosi e vocianti nel contempo, in una dimensione e fisionomia iperreali.
Ecco l'iperrealismo di Rapacioli.

  Rapacioli, nato a Morfasso di Piacenza e con infanzia e giovinezza trascorse a Parigi, mostra da subito una grande attrazione per il cinema. Si avvicina alla pittura, inizialmente al disegno, per ricreare il volto e l'espressione dura e forte di quegli attori americani che negli anni settanta spopolano nelle sale cinematografiche affascinando schiere di pubblico. Nasce così dalle sue mani un'intensa produzione di cartoncini realizzati in china, un'esplorazione nei tratti del volto, alla ricerca di dubbi o certezze, di forze o di inganni.
L'occasione poi di visitare, nel '75, nella capitale francese, una mostra sugli Iperrealisti americani non può non accendere nel nostro artista la passione per la pittura.

  Negli anni ottanta Rapacioli torna in Italia, dipinge qualche paesaggio per riappropriarsi della dolcezza delle alture della Val d'Arda, quindi affronta con grande padronanza di tecnica e di colore una serie di composizioni di frutta e ortaggi ed anche di oggetti, come dischi, bottiglie, una Radio Marelli, ... tutti posati su superfici lucide e riflettenti non l'ombra quanto l'anima delle cose. Molto particolare il dipinto "Le clochard", acrilico e pastello su cartone telato, dove l'indigenza dell'uomo viene rappresentata sullo sfondo di un negozio di mode e sia il lusso che la povertà sono accomunati da una raffinata tecnica pittorica.

  L'artista intraprende anche una particolare ricerca di natura non solo compositiva. Già dal 2001/2 con i dipinti "Caffè & Tequila", in cui l'involucro del caffè si presenta stropicciato, o Tex, Dylan Dog e gli altri dove i fumetti sono aperti, con gli angoli spiegazzati e sotto una intensa luce, come se qualcuno li abbia letti o debba proseguirne la lettura, nell'opera di Rapacioli subentra il tema della presenza-assenza dell'uomo, ovvero di chi dà vita all'evento, e la tela respira un nuovo afflato: il senso dell'attesa.

  Ancora, in "Lavori in corso", 2004, l'artista si cimenta con una scena tratta dal quotidiano: gli attrezzi di un imbianchino, un muro tinteggiato solo in parte, i jeans da lavoro appoggiati sulla schienale di una sedia … silenzio e semplicità sfociano in autentico lirismo. Mentre un clima più gioioso registra "Fresh is better", 2004, con una bottiglia di birra che, immersa per metà nell'acqua di un torrente e appoggiata su grossi ciottoli, si rinfresca nell'attesa di qualcuno che poi la berrà. Qui non solo domina il gioco del riflesso, ma sembra avvertirsi anche il gorgoglìo dell'acqua che gira intorno al vetro e si allontana...

  Negli anni più vicini la pittura iperrealista di Rapacioli coglie solo alcuni aspetti o parti di oggetti di vetro, di metallo, di porcellana o di qualsiasi altro materiale. Vedasi "Aprilia", 2005, dove appaiono la parte anteriore della moto, il motore e i raggi di una ruota, sinonimo di tensione alla vita e al movimento e una grossa catena a guisa di antifurto che impedisce il normale procedere del mezzo. Il tema della sosta forzata riappare in "Catena", 2005, scorcio di cancello chiuso con una catena, metafora delle difficoltà che talora bloccano lo svolgimento delle cose.

  Rapacioli riesce sempre a dare una rappresentazione del reale appassionata, spesso sofferta, mai violenta. La sua pittura si snoda con grande cura e precisione e perviene ad "umanizzare" le cose. Esse sono ora in grado di riverberare azioni, sentimenti, silenzi, attese, ovvero, complici dell'uomo, la vita nella sua interezza.

Vittoria Colpi (giornalista - critico d'arte)