Nello studio del Transvisionismo le opere iperrealiste dell'artista piacentino

Dopo il successo ottenuto con la mostra collettiva nell'Oratorio di Santa Maria delle Grazie di Vigoleno, Renzo Rapacioli presenta, presso lo studio del Transvisionismo di Stefano Sichel a Castell’Arquato, una interessante esposizione personale. La pittura di Rapacioli nasce dall'osservazione della realtà quotidiana, rimane ancorata alla figurazione e alla poesia del vero.
Il pittore elabora la sua composizione con estrema precisione, attenzione ai particolari, immediatezza visiva e abilità disegnativa. Il suo linguaggio sciolto sa abbinare le tonalità, gli oggetti, la luce ed esprime memorie, ricordi, sensazioni che documentano un istante che nel quotidiano non si ripeterà più.

La presenza dell’uomo nelle tele di Rapacioli è sempre costante ma l’ individuo non viene mai rappresentato: osserviamo la tazzina del caffè usata; lo zucchero rovesciato sul tavolo; il bicchiere d’acqua mezzo vuoto; i jens, le scarpe da ginnastica, la crema solare appoggiati sui sassi del Trebbia; una tavola imbandita in attesa di qualcuno che consumi il pranzo; una lattina di birra vuota schiacciata, un giubbotto attaccato al chiodo di un muro sgretolato, una stanza dove un imbianchino ha lavorato fino a pochi minuti prima.
Il rigore strutturale, l’equilibrio compositivo, la descrizione dettagliata della scena sono le caratteristiche di queste opere che colpiscono positivamente il fruitore. Il segno è morbido, delicato e sembra che Rapacioli racconti frammenti di vita quotidiana che si svolgono dentro le mura domestiche. Tutto è immerso in una atmosfera intrigante, serena, silenziosa, suggestiva quasi magica.

L’artista si cimenta, per la prima volta, nel ritratto: interessante il dipinto dedicato a Vasco Rossi, al complesso musicale dei Rolling Stone e alla figlia del pittore. In tutte queste opere è visibile una forte espressività e un raro intuito psicologico che cattura l’interesse di chi osserva.
Nella sua predilezione per i temi realistici Rapacioli sembra voler dimenticare qualsiasi episodio drammatico o qualunque bruttura dell’esistenza: egli vuole sottolineare le emozioni che nascono dalle cose più semplici. Rapacioli si ispira ai grandi Maestri proponendo però allo spettatore una natura morta in chiave moderna.

Elena Gavazzi - "VIVIPIACENZA" (3 ottobre 2008)