PERSONALE AL TRANSVISIONISMO

Rapacioli, illusione o realtà? Sul confine tra arte e fotografia

In corso una bella personale del pittore iperrealista piacentino.

  Il pittore Renzo Rapacioli di Carpaneto è lo straordinario protagonista della mostra “Illusione o realtà?” che dal giorno dell’inaugurazione presso la galleria “Transvisionismo” a Castell’Arquato continua richiamare tantissimi visitatori, appassionati di arti figurativi, estimatori, critici, collezionisti, ma anche persone che solitamente eludono gli eventi artistici.
  L’artista infatti pratica ormai da circa sei lustri un genere di pittura che “fa presa” sulla gente: la sua scelta “iperrealista” è nata dal fascino esercitato su di lui dai grandi iperrealisti americani, tra i quali Don Eddy, R. Estes, R. Goings, D. Hanson, R. Mclean, D. Parrish, J. Salt, presentati per la prima volta in Europa come tali a Parigi nell’ ottobre 1972 (L’Hyperréalisme Américain, Galerie des 4 Mouvements).
  Rapacioli, che già di suo possedeva un’innata abilità nel disegno e una non comune sensibilità coloristica, frequentando gli ambienti artistici della capitale francese, perfezionò le proprie doti naturali e, una volta tornato in Italia, incominciò a dipingere ritratti e a rappresentare paesaggi collinari e ambienti rurali carpanetesi.
  La vera strada però era un’altra: memore degli iperrealisti americani, che tanto profondamente lo avevano attratto ed incantato, ha circoscritto la sua ricerca in questo ambito espressivo e già fin dall’inizio ha prodotto delle opere che si possono definire quasi dei capolavori.
  Se alcune composizioni degli anni novanta con frutta o ortaggi abbinate ad oggetti di uso quotidiano evocano certe nature morte di Luciano Ventrone, uno dei più validi e noti esponenti italiano del “realismo visionario” contemporaneo, le “Caffettiere” e il “Bollitore” dipinti da Rapacioli intorno al duemila, di un acciaio tanto lucido che abbaglia e perfino algidi nella loro perfezione, lo avvicinano ad un’altra iperrealista di “casa nostra” la fiorenzuoliana Antonella Mazzoni, che qualche anno fa aveva esposto una serie di opere a Piacenza, alla galleria “Zero” di via Scalabrini (oggi la pittrice risiede a Parma ed è lanciata nel mercato internazionale dell’arte).
  In questi ultimi anni la ricerca di Renzo Rapacioli (forse l’unico vero iperrealista piacentino) si è fatta più personalizzata, più circoscritta e mirata alla creazione di un linguaggio espressivo rigoroso e formalmente esemplare: la sua attenzione si è concentrata maggiormente sul particolare, restringendo il campo di ripresa come se operasse con lo zoom e conferendo ai soggetti una grandezza superiore al reale.
  “Black Label”, “Gin Fizz”, “Coca-cola light”, “Vodka e pepsi light” ecc.: bottiglie di liquore mezze vuote; lattine accartocciate, bicchieri appena svuotati; “Cappuccino”, “Caffè espresso”, “Caffettiera”: tazzine con la colatura del caffè appena bevuto, schiuma di cappuccino sull’orlo della tazza, bustine dello zucchero vuote e stropicciate, briciole di brioche sulla superficie lucida del tavolo.
  Nell’opera “Il chiodo” spicca in primo piano il giubbotto di pelle nera di un motociclista appeso con noncuranza; in “Tex, Dylan Dog e gli altri” una lampada da tavolo lasciata accesa sulle pagine gualcite di alcuni album evidenzia i segni di una lettura avida e appassionata; l’accappatoio umido che pende da un gancio accanto alla locandina del film “Casablanca” sollecita chiare allusioni, rappresentano gli indizi di una presenza umana che non c’è più, ma che ha lasciato le tracce della sua fretta, l’ansia del consumare alla svelta, la noncuranza del disordine, il segno di un’identità frustata, senza radici.
  In mostra Renzo Rapacioli presenta anche alcuni ritratti molto espressivi, perfino fotografici tanto è perfetta la somiglianza con l’originale; particolarmente ammirata è l’immagine “parlante”, incisiva, vera di Vasco Rossi, ripreso mentre canta, con il microfono stretto fra le mani.
  Coloro che visitano l’esposizione, suggestionati dalle immagini e dall’impareggiabile bravura esecutiva dell’artista piacentino, sono costretti a soffermarsi davanti ad ogni quadro, a guardare oltre la perfezione formale, ad attraversare l’armonia dei colori, a trascendere la purezza dei toni per cogliere la pluralità dei concetti, dei pensieri e dei messaggi sottesi.

Gabriella Torricella - "LA CRONACA" (21 settembre 2008)